Le voci che si rincorrevano sugli arenili del litorale gaetano trovano prove fondate. Al di là delle solite leggende metropolitane il fatto vero è che a causa dello sversamento dei liquami di alcuni depuratori dell'alta campania, dovuto a scioperi selvaggi del personale,
il tasso di inquinamento batterico delle acque del litorale pontino ha subito un'impennata. Sembra anche che la carica batterica abbia favorito lo sviluppo e l'infestazione delle coste di un pidocchio di mare che usa quest'ultima come nutrimento. La stagione balneare sembra proprio a rischio!Approfondimento
Gravissima. Ieri il mare di Licola era una fogna a cielo aperto. Una enorme macchia marrone, alimentata ora dopo ora dai liquami scaricati direttamente in acqua. In via Ripuaria, a Giugliano, e nella zona antistante la chiesa di San Massimo, nel borgo di Licola, comune di Pozzuoli, strade viscide per la melma, sovrastate da un tanfo nauseabondo. I liquami sgorgavano copiosi dal sottosuolo, attraverso i tombini. Emir Kusturica non avrebbe saputo immaginare una scena più paradossale, ma a Pozzuoli e a Giugliano nessuno ha voglia di ridere. Men che meno i sindaci. Quello di Giugliano, Giovanni Pianese, non crede letteralmente ai suoi occhi: «Allucinante. Non è concepibile che una protesta, per quanto legittima, arrechi simili danni all’ambiente e alla popolazione». Il suo collega puteolano, Pasquale Giacobbe, minaccia denunce ed esposti, ma intanto assiste impotente al disastro: «Esigo che siano accertate le responsabilità, ad ogni livello». Appena avuta notizia dell’ agitazione dei dipendenti dell’ Ugl, il Comune aveva chiesto all’ assessorato all’ Ambiente della Regione un intervento immediato per scongiurare danni igienico-sanitari. Ieri il Comune ha sollecitato anche un intervento di Prefettura ed Asl. «Adesso bisognerà far fronte alla grave situazione-igienico sanitaria che si è determinata con la fuoriuscita in strada dei liquami e con lo sversamento in mare di materiale non depurato, con conseguenti danni per la stagione turistica appena iniziata — incalza il sindaco Giacobbe — convocheremo subito ad un tavolo di discussione sia la Hydrogest che la Regione per chiedere l’immediata bonifica dell’ intera area danneggiata». Si mobilitano anche i residenti di Licola e Varcaturo che stanno subendo i maggiori disagi. Puntano a costituire un Comitato ed a chiedere alla Regione Campania i danni per l’inquinamento ambientale arrecato. «Vengano accertate le colpe dell’accaduto» denunciano. Le colpe, appunto. Ce ne sono tante nella intricatissima vicenda dei depuratori campani che Hydrogest (90% Termomeccanica (“a volte ritornano”, ndRed9) e 10% Giustino Costruzioni) gestisce da novembre 2006, dopo aver vinto la gara nel 2003. Quelle degli operai, i quali martedì sera hanno perso la testa ed hanno bloccato l’impianto, sono le ultime, in ordine cronologico. Non le più gravi, certamente. «Non ci hanno ancora pagato lo stipendio di maggio», lamenta Leopoldo Fabozzi, turnista (1700 euro di salario ) nel depuratore di Foce Regi Lagni. «Per gente che campa con il salario e 17 giorni di ritardo significa problemi con l’affitto e per la spesa», incalza Antonio Norgese, una moglie e due figli, che lavora al depuratore di Napoli Nord, in quel di Orta di Atella. Va avanti così da due anni. Fino ad ora i 400 metalmeccanici degli impianti avevano mantenuto dritta la barra del timone: rivendicazioni tramite le rappresentanze sindacali, ingiunzioni legali. La sera di martedì, però, a Cuma è accaduto qualcosa di diverso. Una parte dei 140 operai ha scelto la linea dura. «Un errore — ammette Gennaro Esposito, della Uilm— Ci ritroveremo con una valanga di denunce e finiremo con l’alienarci la simpatia della gente». Quella che ieri osservava il mare di liquami, dalla spiaggia di Licola. Eppure, sarebbe ingiusto, per raccontare la vicenda della depurazione che non c’è, in Campania, partire dall’ultimo anello, dall’inciampo degli operai. Meglio guardare gli impianti, quelli che Hydrogest avrebbe dovuto rendere più efficienti e funzionali, dopo la gara di appalto. A Cuma i digestori per stagionare i fanghi sono fermi da un anno e mezzo. Erano talmente messi male che rischiavano di esplodere. Nella centrifuga finisce il fango fresco e l’impianto lavora malissimo. Nell’impianto di Napoli Nord attendono da anni la sostituzione di due centifughe, entrambe lavorano a singhiozzo. Tutti i depuratori, poi, affogano nei fanghi. Li dovrebbe portare in una discarica in Puglia la ditta Trincone di Pozzuoli. Dagli impianti escono non più di un paio di camion al giorno, però. Servirebbe il triplo dei viaggi. Insomma, un disastro. Lo riconosce anche Gaetano De Bari, amministratore di Hydrogest. «La colpa, però — dice —non è nostra. Abbiamo incassato solo una minima parte dei canoni di depurazione che, come previsto dal contratto, avrebbero dovuto garantirci la copertura dei costi e i profitti. I Comuni le hanno pagato le quote al Commissariato alle Acque, ma a noi sono arrivate solo in parte. Per giunta, sulla base delle tariffe concordate nel 2003, inferiori a quelle del 2006, quando abbiamo preso gli impianti». Hydrogest rivendica 65 milioni di euro di credito. Si spiegano così, sostiene De Bari, i continui ritardi nei pagamenti degli stipendi, la manutenzione carente e i lavori di adeguamento dei depuratori che non sono mai iniziati. L’assessore regionale all’Ambiente, Ganapini, sta cercando una soluzione. È una buona notizia. L’altra, recentissima: sono state montate le centraline sugli impianti per verificare la qualità dell’acqua in ingresso e in uscita. Le ha prodotte una società del nord, la Orion, su appalto dell’Arpac. Gara vinta nel 2006, contratto stipulato solo a maggio, lavori ultimati in tempo record. Si è corso il rischio di perdere il finanziamento europeo. In serata la Regione con una nota del settore Ciclo integrato delle acque ha reso noto che sono iniziate le operazioni di pulizia dell’area intorno al depuratore.
(Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno)
Mare napoletano, da paradiso a verminaio Vermi nel mare napoletano, casertano e a Gaeta. Tutta colpa della Hydrogest che ha sbagliato la depurazione. Quest’ennesima, sfigatissima vicenda di ordinario sfascio, spiegata dall’ingegner Orrico, che per conto della Regione controlla i processi: Fanghi fermentati, già da marzo abbiamo sospeso i pagamenti. Ma non c’è pericolo per la salute dei bagnanti “La Hydrogest ha sbagliato la fase di smaltimento dei fanghi prodotti in tutti gli impianti di depurazione, ecco perche’ ci sono i vermi che comunque non costituiscono pericolo per la salute“: lo ha dichiarato l’Ing. Bruno Orrico dirigente della Protezione civile e responsabile della concessione Hydrogest per conto della Regione, annunciando tra l’altro di aver bloccato gia’ a marzo i pagamenti nei confronti della societa’ che ha in gestione tutti gli impianti di depurazione della Campania: a Marcianise per il casertano, Acerra, ad Orta di Atella per Napoli nord a Villa Literno la foce Regi Lagni e Cuma per l’area flegrea. Dott. Orrico quindi e’ colpa della Hydorgest? “Sì, ho potuto verificarlo in prima persona.” Cosa e’ accaduto? “Volevano risparmiare sulle fasi di smaltimento e questi sono i risultati.” Tecnicamente come e’ andata? “Devo prima spiegarle il processo di smaltimento. Nei depuratori dallo smaltimento deve uscire una parte di acqua depurata che puo’ finire in mare, dall’altra parte si producono fanghi che vanno essiccati o inceneriti o portati nelle discariche.” Quindi? “I fanghi non hanno subito i necessari processi di smaltimento. E’ scomparsa la digestione anaerobica (trasformazione in gas dei fanghi ndr) e questi sono stati stoccati troppo tempo nell’impianto a ricircolare: quest’invecchiamento ha prodotto i vermi“. Che pericolo c’e’ per la salute pubblica? “Nessuno, perche’ i vermi non portano malattie, denotano pero’ un processo gestionale degli scarichi non corretto Certo pero’ non e’ piacevole. E’ come quando i rifiuti sono in strada: emanano cattivo odore ma non sono pericolosi per la salute” Con la Hydrogest? “Ho bloccato i pagamenti gia’ a marzo quando mi hanno presentato la fattura trimestrale relativa a dicembre/febbraio. Volevano 2 milioni 300mila euro, una spesa che non ho autorizzato per vari motivi, uno su tutti l’inadempienza. Non escludo che dovranno pagarci i danni per tutta questa vicenda.”
(casertace.it)
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